Villa Palagonia

Venne costruita a partire dal 1715 per conto di Ferdinando Francesco I Gravina Cruyllas, principe di Palagonia, ad opera dell'architetto Tommaso Maria Napoli che, con l'aiuto di Agatino Daidone si occupò, nel 1737, delle strutture basse che circondano la villa e, nel 1749, delle decorazioni interne ed esterne, su incarico di alcuni successori del principe. In particolare all'omonimo nipote Ferdinando Francesco II, detto Il negromante (1722-1788), si deve la realizzazione dell'estesa sequela di figure mostruose che ne cingono le mura, per cui la residenza nobiliare di svago è famosa. Era figlio di Ignazio Sebastiano e di Margherita Alliata.[1] La villa si stendeva, in realtà, a ridosso del corso Umberto a Bagheria, esattamente all'altezza dei due pilastri oggi indistintamente inglobati nella trama urbana della città. L'ingresso principale si trovava su corso Butera, ed era formato da un lungo viale, oggi diventato via Palagonia, al quale si accedeva tramite tre portoni. Di qui si profilava il lungo viale adornato da una fitta schiera di statue di mostri, scolpite in calcarenite. Segnato a metà dall'arco trionfale, tuttora esistente, detto anche arco del Padre Eterno, al quale i principi, rivolgevano la preghiera di ringraziamento, per essere arrivati alla meta. Il viale divenuto strada urbana, è stato depauperato delle tante statue che lo adornavano. Delle schiere di mostri, ne sopravvivono sessantadue, ma originariamente avrebbero dovuto ammontare a duecento circa.[2] Nel 1885, dopo l'estinzione della famiglia principesca, la costruzione venne acquistata dalla famiglia Castronovo, che ne sono tuttora proprietari, ed è parzialmente aperta al pubblico.



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